Nei primi anni sessanta a Monteleone di Puglia si venne a costituire una piccola chiesa evangelica pentecostale. Gerardo Novia, nativo di Anzano di Puglia, dopo essere stato in Svizzera diversi anni per lavoro ed avere messo da parte un bel gruzzoletto, decise di ritornare in Italia ed aprire un’attività. Sapendo che nella vicina Monteleone di Puglia non vi erano ancora dei forni elettrici, ma solo a paglia, convinse il fratello Gerardo, anche lui emigrato in Svizzera, a ritornare e a fare una società gestendo un forno insieme. Lo scopo non era solo quello di iniziare un’attività lavorativa, ma anche di costituire in questo paese una nuova testimonianza evangelica. Egli, in collaborazione con il pastore della chiesa di Anzano di Puglia, Euplio Auciello, ebbe un discreto successo tanto che il 31 gennaio del 1960 dedicava al Signore un locale pubblico per il culto, che soltanto un paio di anni più tardi contava già una ventina di credenti1.

1 Risveglio Pentecostale n°9, 1962, pag. 19

Ovviamente tutto questo ebbe il suo prezzo, si deduce dalle parole dello stesso Auciello, il quale dopo aver reso grazie al Signore per l’apertura del locale termina con le seguenti parole: “… a nulla sono valsi gli impedimenti che il clero locale ha cercato di frapporre. Erano presenti molte persone del luogo2”.

2 Risveglio Pentecostale n°2, 1960, pag. 19.

La forte emigrazione degli anni settanta segnò la fine di questa piccola comunità. A emigrare per prima furono proprio i fedeli evangelici di Monteleone che si trasferirono in Canada. Il locale di culto fu chiuso e per i pochi rimasti, le riunioni si tennero in casa di Gerardo fino alla fine dei suoi giorni avvenuta nel 1991.

«Mio padre alla richiesta di zio Gerardo di ritornare in Italia e aprire un forno moderno in società, accettò. Anche lui, ancora prima dello zio, aveva aderito alla fede evangelica ad Anzano, ma poi ne aveva preso le distanze perché non riusciva a conciliare le intransigenti norme etiche degli evangelici con la sua passione per il ballo. Solo verso la fine dei suoi giorni ebbe in cuor suo un riavvicinamento. Il forno non ebbe all’inizio vita facile, anzi incontrò molti ostacoli. Il parroco di Monteleone, ricordando che un tempo in questo paese fece breccia l’eresia valdese, cercò di ostacolare lo zio in tutti i modi, anche nella sua attività commerciale. Egli organizzò una lega di una quindicina di persone per aprire un secondo forno elettrico. Avendo dei buoni legami con la classe politica del paese, (contatti che né papà né lo zio potevano avere perché non del luogo), riuscì ad aprirlo in tempi da record in un locale praticamente vicinissimo al nostro, cosa che per legge non poteva essere fatta, perché bisognava rispettare una distanza minima per due attività commerciali uguali. Pur avendo avuto per primo l’idea, zio Gerardo e papà, ebbero molte noie burocratiche prima di iniziare l’attività.

Comunque dopo diverse vicissitudini riuscirono ad aprire il forno.

La clientela monteleonese si divise equamente. La scomunica per chi veniva da noi non funzionò, anzi, i nostri migliori clienti si rivelarono essere proprio quelli che avevano stretti legami con il clero. Lavorammo sempre bene e senza problemi; mia madre e soprattutto mia zia, Luigia La Porta, furono ben accolte e ben viste in paese. La società del prete andò dissolvendosi nel tempo, rimasero sempre meno soci fino a quando non fu rilevata da uno solo. Il parroco più per un’opposizione commerciale l’aveva realizzata per un’opposizione religiosa, temendo che lo zio riuscisse a convertire alla fede evangelica più persone di quante poi realmente riuscì a convertire. Lui conosceva benissimo la storia di Monteleone, scrisse anche un libro, forse il primo sul nostro paese e non voleva assolutamente che l’eresia protestante vi ritornasse. Ricordo che per un certo periodo fu aperto un locale di culto in via Vittorio Emanuele, ma fu solo per poco tempo perché poi al principio degli anni settanta a Monteleone ci fu una grande emigrazione e i pochi evangelici che rimasero decisero di incontrarsi in casa dello zio Gerardo il quale fino alla fine dei suoi giorni fu un punto di riferimento per gli evangelici di Monteleone. Egli era un uomo dalla fede molto forte e nonostante avesse un’umile istruzione, si cimentò talmente tanto nello studio della Bibbia che la imparò molto bene. Amava molto scrivere le sue riflessioni spirituali, scrisse anche un quaderno, una sorta di rubrica, con molte considerazioni bibliche su vari argomenti.»

 –  Intervista ad Euplio Novia, Ariano Irpino, novembre 2015.

Una curiosità: come ricordato dal dott. Novia, a Monteleone nel passato prosperò l’eresia valdese che interessò gran parte dei suoi cittadini, discendenti di profughi scappati dalle persecuzioni papali nel sud della Francia nel XIV° sec. Essi vissero in pace e tranquillità fino al 1563, quando scoperti dall’Inquisizione furono costretti a convertirsi al cattolicesimo. Sull’argomento è prossima una pubblicazione in collaborazione con altri autori. Attualmente a Monteleone risiede solo una credente di fede evangelica.

L’Informatore Evangelico AnnoXI n. 1