UN PO’ DI STORIA

San Paolo di Civitate è un comune della provincia di Foggia sorge su una collina, dove lo sguardo abbraccia sia i monti del Sub-Appennino sia il Gargano. Il territorio è reso fertile dal vicino fiume Fortore e dai torrenti Civitate, Staina e Radiosa- Le origini risalgono all’inizio del primo millennio a.C., quando in zona si stabilirono i Dauni, che fondarono una grande citta chiamata Tiati, nome attribuitole nel V secolo a.C. Conserva anche tracce d’insediamenti risalenti al VI secolo a.C. quando proprio in epoca romana, era conosciuto con il nome di “Teanum Apulum”. Questo nome lo mantenne fino alla caduta dell’impero, quando l’imperatore Traiano la ribattezzò Civitate.

Il comune è posto, a 187 m s.l.m., nella media Valle del Fortore ed è sorta sul luogo della distrutta Civitate. Conta circa 5718 abitanti.

Civitate nel 1641, divenne finalmente San Paolo di Civitate.

L’economia della cittadina pugliese è quasi interamente dedicata al comparto agricolo e all’artigianato. Gli abitanti si chiamano Sampaolèsi.

La presenza pentecostale a San Paolo di Civitate.

Attilio Di Gennaro nasce a Troia in provincia di Foggia il 27 maggio 1922 in un’umile famiglia, settimo di nove figli, di cui quattro donne e cinque maschi, dotato di una spiccata intelligenza, molto incline alla musica. Nonostante le limitate possibilità economiche della sua famiglia, Attilio ha studiato musica al conservatorio di Santa Cecilia a Roma dove si diplomò e divenne maestro di musica. Lo strumento musicale era il flicornino.

Nel 1943-44, periodo della seconda guerra mondiale fu chiamato al servizio militare come granatiere. Per la sua bravura musicale non fu mandato al fronte a combattere, ma diresse una banda musicale militare; fu proprio per la musica che il signore, lo preservò dalla guerra e in seguito lo salvò.

Attilio, a Troia era conosciuto il “musicista”, qui vi erano dei fratelli evangelici pentecostali che si riunivano nelle case per lodare il Signore; lo chiamarono perché insegnasse loro a cantare dei cantici con la musica dell’innario Inni di lode: il 152 “Io sento la tua voce” e il 210 “Fammi sentire la tua voce”.

La comunità era curata dal fratello Giuseppe Iannelli che aveva ricevuto la testimonianza dal fr. Giovanni Lizzi, primo pastore e fondatore della comunità di Troia migrante dall’America (Filadelfia).

Il figlio Domenico racconta la biografia del padre:

Papà fu evangelizzato nel 1947-48 dai fratelli Giuseppe Iannelli e Antonio Barile, che insegnò loro a cantare, con la musica, due cantici. I fratelli gli regalarono un nuovo Testamento, “Che affogai nella tasca” così, si espresse papà.

Dopo circa un mese, una sera egli sentì il bisogno di andare a trovare quelle persone che aveva insegnato i cantici. Il fratello Antonio, umile uomo di campagna, di poca istruzione, possedeva la grazia di DIO, elevò una fervida preghiera, anche se sgrammaticata, fece breccia nel cuore di papà perché era guidato dallo Spirito. Pianse per tutto il tempo della preghiera. Il suo cuore fu conquistato, rigenerato dall’amore di Dio e dalla sua potenza. Fece una richiesta: “Signore desidero annunciare la tua Parola come missionario”. 

Dopo poco tempo, vennero in Italia dall’America, il fratello Michele Palma e Olimpio Angelelli, pionieri ripieni di Spirito Santo, per visitare le comunità evangeliche della Puglia. Dio per mezzo di questi fratelli, confermò il ministero che papà aveva chiesto. Lo incoraggiarono e lo sostennero finanziariamente con pochi dollari al mese.

Dall’America il fr. Franco Fortunato cugino del fr. Giuseppe Iannelli anch’egli l’incoraggiò, inviandogli del denaro per l’acquisto di una moto per annunciare l’Evangelo.

Rinunciò al suo lavoro di musicista che amava moltissimo per dedicarsi a pieno tempo alla predicazione dell’evangelo per amore delle anime perdute.

“Infatti, l’amore di Cristo ci costringe” 2 Corinzi 5:14.

La sua vita, la viveva intensamente al servizio di Dio, pronto ad affrontare disagi e rinunce pur di raggiungere le località con la guida del Signore. Si spostava con la moto in tutte le province: Foggia, Benevento, Avellino e Bari. Operava maggiormente su Foggia, San Severo, San Paolo di Civitate, Pietramontecorvino, Casalvecchio di Puglia, San Marco la Catola, San Bartolomeo in Galdo, Bovino, Deliceto, Anzano di Puglia, Cerignola, Trani e Troia.

Confidava in Dio per ogni sua necessità senza alcuna garanzia di sostentamento da parte delle poche comunità esistenti vivendo una vita anche di grandi benedizioni.

Papà Attilio, – che io chiamo mio fratello, – era impegnato per circa quaranta culti il mese; la domenica ne faceva quattro. San Bartolomeo in Galdo, Troia, Foggia e San Severo.

Ovunque si recava c’erano delle famiglie che lo ospitavano. Il lavoro più grande era fatto dai fratelli che lo invitavano; questi avvertivano i parenti e gli amici; che accorrevano con entusiasmo perché erano desiderosi di ascoltare la Parola, e molti si convertivano. La presenza di Dio si manifestava con battesimi di Spirito Santo e altri segni.

I credenti non avevano un locale di culto, si riunivano di casa in casa.

Ogni volta che si prenotavano dicevano: la prossima riunione a casa mia! Si sentivano onorati di ascoltare la Parola di Dio nella propria casa, era instancabile nell’opera del Signore; di rado tornava a casa in famiglia.  I suoi genitori, gli erano ostili, perché aveva rinunciato al successo di musicista che guadagnava moltissimo per una vita povera e disagiata; egli stimò l’amore di Cristo al disopra di ogni ricchezza.

Attilio, nel 1949 frequentava il nascente gruppo evangelico pentecostale di Foggia. I culti si tenevano alle “casermette“, una zona di Foggia così chiamata perché era una caserma militare adibita a civili abitazioni, vi abitavano diversi fratelli del gruppo. 

Erano in difficoltà perché non c’era la possibilità di una vasca per fare i battesimi per immersione. Un simpatizzante che aveva un terreno, poco distante da Foggia, nei pressi del cimitero disse: Io ho un pezzettino di terra, facciamoli qui.

Il fr. Ostuni, muratore disse ci penso io. Con paletti e dei teli improvvisarono delle cabine per gli spogliatoi. Scavarono una fossa nel terreno misero un telo e poi lo riempirono di acqua fino all’orlo. Quando entrò il primo neofita nella vasca, l’acqua tracimò e si sporcò con la terra.  Quel giorno entrarono nella vasca cinquantadue neofiti a testimoniare pubblicamente la loro fede in Cristo; entravano bianchi e uscivano sporchi di terra. Benedetta semplicità!

Fu un giorno, storico, memorabile. Oltre ai battesimi in acqua ci furono anche battesimi di Spirito Santo.  Erano presenti anche i f.lli Franco Fortunato, nipote del fr. Giuseppe Iannelli e il fr. Francesco Giancaspero di Triggiano, il fr. G. Capuano e altri. Quasi alla fine del culto, da Bari venne la sorella Anna Andreani, fervente nello Spirito, con una ventina di credenti si appartò poco distante, dietro al muro del cimitero per pregare. Undici fedeli furono battezzati con lo Spirito Santo.  La benedizione di Dio fu gloriosa! Di questi eventi ce ne furono parecchi in diverse zone della provincia di Foggia.

Come Troia che non aveva un locale di culto tutto era improvvisato, in campagna, nei fiumi al mare, nella maniera più semplice pur di  ubbidire al comando di Dio:

“chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” Marco 16:16.

La ricompensa dei fratelli conduttori era di vedere anime convertite al Signore e ricolmi dello Spirito Santo.

Episodi

  • Papà insieme al fr. Giuseppe Capuano fu invitato in una masseria a Paduli (BN), sopra un colle per predicare la Parola. Quando giunsero con la moto, era buio, non c’era ancora nessuno, egli chiese al padrone di casa: siete solo voi ad ascoltare o ci sono altri? Il fratello Capuano rispose – Attilio vieni  fuori a vedere – da lontano, si scorgevano delle luci, erano i lumi a petrolio che oscillavano sotto i carretti; dall’altra parte della collina si vedevano altre luci, erano i credenti a piedi, che avevano smesso di lavorare nei campi e andavano ad ascoltare la Parola.

La corrente elettrica non c’era, la masseria alla fioca luce di lampade a petrolio si riempì di anime, la presenza di Dio illuminò i loro cuori. Furono benedetti grandemente.

Mia moglie Elia può testimoniare dei suoi genitori. La sera, dopo una faticosa giornata di lavoro in campagna, andavano a lodare Dio, dopo rientravano a casa per mangiare. L’interesse primario era la “Parola di Dio”. Il pranzo del fr. Antonio Barile era un pezzo di pane che metteva sotto il braccio e che mangiava la sera.

  1. A San Bartolomeo in Galdo provincia di BN, il fr. Attilio fu invitato da una famiglia per predicare la Parola. Durante la notte ci fu un’abbondante nevicata. La mattina seguente i fratelli gli proibirono di mettersi in viaggio per il culto a Lucera. Attesero che lo spazzaneve avesse liberato la strada ma questo non avvenne, impaziente, attese fino a una certa ora, ma poi decise di andare a piedi. Nessuno riuscì a fermarlo. Si mise in cammino con mezzo metro di neve. Arrivò a Lucera con le scarpe che ridevano – (si erano aperte) – il fr. Donato Pappalardo lo accolse, lo rifocillò  e celebrò il culto in casa  sua.

Erano tempi di piogge spirituali, Dio operava gloriosamente con segni e prodigi.

La chiesa

A San Paolo nel 48-49, ci furono molte persone che giunsero alla conversione. In questo paese c’era anche la chiesa dei Fratelli, il responsabile della Comunità era il fr. Nicola Sansonetti. Tra i fratelli ci furono delle incomprensioni. La sr. Rosina Bruno, membro della comunità, seppe che a Troia c’era il fr. Attilio Di Gennaro e l’invitò a San Paolo per predicare loro la Parola. Papà accettò perché il suo mandato era di “predicare il Vangelo”. I culti si tenevano in via Tevere, 25.

Il loro responsabile Nicola Sansonetti, uomo di Dio, vide che molti dei suoi fedeli andavano ad ascoltare il messaggio della Parola predicata da mio padre. Decise di parteciparvi alle riunioni di culto. Sansonetti disse: Fratello Attilio perché viviamo divisi, mentre crediamo nello stesso Dio?  Papà rispose: Noi crediamo nello Spirito Santo, e lo riceviamo in dono quando lo cerchiamo con tutto il cuore, preghiamo in ginocchio ci salutiamo con la pace, niente di particolare rispetto a voi. La cosa più importante è lo Spirito Santo! Dall’esultante partecipazione dei credenti nel lodare Dio ci fu la condivisione. I primi a essere battezzati nello Spirito Santo furono i fedeli della chiesa dei Fratelli. Divennero una sola chiesa di fede pentecostale. Papà che parlava con fervore del battesimo nello Spirito Santo con l’evidenza di parlare in altre lingue, non aveva ancora sperimentato la benedizione della quale predicava.

Un giorno, durante la preghiera, ebbe a lamentarsi con Dio, a voce percettibile disse: Signore tu mi hai dato un grande dono nel vedere tantissime anime che si convertono, molti ricevono il dono dello Spirito Santo … e a me no! Il Signore si servì di una ragazza tredicenne, con l’esperienza dello Spirito Santo, si avvicinò e gli sussurrò: chiama Gesù! … Lo Spirito Santo l’investì, con una tale potenza, cadde sulle ginocchia parlando in lingue.

“Per voi è la promessa, …” Atti 2:39, – promessa, perenne senza differenze di tempo.

Attilio fu considerato l’uomo che più di altri ha incoraggiato anime alla ricerca dello Spirito Santo.

Il primo matrimonio Evangelico

Nell’anno 1953 il 22 febbraio Attilio Di Gennaro prese in moglie la sr. Raffaela Nicolò; la cerimonia religiosa fu celebrata dai f.lli Giuseppe Capuano e Francesco Giancaspero, il servizio di testimonianza fu tenuto in un locale pubblico, erano presenti centinaia di persone.  (1)

Nel suo lavoro evangelistico fu spesso avversato dal maligno…. I preti durante il periodo della persecuzione cercarono di fargli guerra con ogni mezzo pur di ostacolare l’opera di Dio con false accuse lo denunciavano ai carabinieri, lo portavano in caserma con l’accusa di disturbo della quiete pubblica ed era trattenuto in caserma… Attilio approfittava dell’occasione per evangelizzare loro del Signore… A Pietramontecorvino, andò a visitare un suo amico, che aveva fatto insieme il militare, uscito dalla casa, diecine di giovani mandati dal clero lo minacciarono: “Fuori, fuori”. Durante la predicazione della Parola Donato Pinto andò per schernire i fratelli, ma la Parola fece breccia nel suo cuore e si convertì. All’uscita del culto Donato prese anche lui le pietre.

Così Anche a San Marco la Catola a Casalnuovo Monterotaro fu condotto in caserma. Spesso i fratelli, dopo il culto, erano presi a sassate dai ragazzi.

La potenza tangibile di Dio nella sua vita gli ha dato la forza di superare i tanti ostacoli e vincere.

Il ministero di Attilio Di Gennaro sorse spontaneamente; la sua predicazione era ispirata, la gente lo ascoltava attentamente.

Alla fine del 1949 al 1952 fu pastore anche della chiesa di Foggia insieme con altri pastori della provincia, fu uno strumento di benedizione.

Anni 50-51 Attilio per alcuni problemi dottrinali si separò dalle ADI e preferì mantenere una “linea indipendente” ma il contatto con i fratelli continuava nell’amicizia e nell’amore. Ebbe giorni difficili, si dedicò al ministero e al mantenimento della famiglia. Lavorava soprattutto come bracciante agricolo.  

Ha servito Dio per oltre sessanta anni Gli fu affidata una missione che egli ha adempiuto con perseveranza e abnegazione divulgando l’Evangelo. Possiamo considerare il fr. Attilio uno degli ultimi pionieri missionari pentecostali, ebbe sempre parole di rispetto e stima per tutti.

Negli ultimi anni della sua vita si diede molto alla preghiera. Nel silenzio della notte, gustava la comunione divina con Dio Creatore e Sovrano del mondo.

Anche quando è sopraggiunta la malattia Attilio ha saputo affrontarla con il consueto equilibrio tra la fede in Colui per il quale “nulla è troppo difficile” e la serena accettazione della Sua volontà.  

Ha lasciato un fulgido esempio di fede ai figli, ai fedeli e quanti l’hanno conosciuto.

Il 25 gennaio del 2017Attilio Di Gennaro raggiunse la tanta agognata patria celeste.

“Gioiscano ed esultino in te quelli che ti cercano; e quelli che amano la tua

salvezza dicano sempre: «Sia glorificato Dio!»Salmo 70:4

I funerali furono celebrati dal figlio Domenico. Poiché il locale di culto era piccolo, fu affittato un locale per contenere la massiccia partecipazione di tutto il paese, di molti fratelli pentecostali di Foggia, provincia e della chiesa dei fratelli. Il funerale fu allietato dai cantici, dove tutti cantavano con espressione di gioia.

Iddio mi ha dato il privilegio di continuare l’opera di papà dopo la sua dipartita.

Dal 1998 non solo sono responsabile ma curo tutte le attività della comunità.

Tutte le sere alle ore venti ci raduniamo in comunità per offrire a Dio la preghiera e l’adorazione.

Stiamo chiedendo al Signore un risveglio come cinquanta anni fa, chiedendo a Dio un’unzione particolare, questo è il nostro desiderio. Tutte le sere alle ore venti ci riuniamo tutta la famiglia e altri fedeli in comunità offriamo  a Dio un’ora di adorazione.

Abbiamo iniziato col volantinaggio, siamo andati tra la gente cercando di suscitare nei cuori l’interesse per la Parola. Ogni sabato, con il gazebo, in piazza celebriamo culti di evangelizzazione sull’importanza della “salvezza e della sorte dell’uomo dopo la morte”.

Abbiamo seminato con fede! Certamente il Signore riprenderà a operare.

“Ecco, l’occhio del SIGNORE è su quelli che lo temono, su quelli che

 sperano nella sua benevolenza,” Salmo 33:18

La visione di Dio è concentrata sui suoi figli.

La comunità conta una quindicina di anime.

La comunità di San Paolo di Civitate è sita in Via Cristoforo Colombo, 28 dal 1978 ad oggi.

Le riunioni di culto sono la domenica alle ore 10,30, il martedì e il giovedì alle 19,30.

(1) come da Risveglio Pentecostale 4 1953 pag. 15

Testimonianza telefonica del figlio Domenico Di Gennaro del  23-7-2018

Testimonianza del figlio Domenico Di Gennaro e di sua moglie Elia Lombardi, a San Paolo di Civitate del 29-10-2018

Testimonianza del Fr. Angelo Russo figlio della sr. Rosina Bruno attuale membro della comunità; del 19-6-2019

Maria Torraco