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:: Un buon soldato di Cristo Gesù

“Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Uno che va alla guerra non s’immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato” (2 Timoteo 2:3, 4).

L’apostolo Paolo nella seconda epistola che scrive a Timoteo è anziano, si trova in prigione a Roma nell’attesa della morte e del martirio, ma desidera incoraggiare il giovane ministro a fortificarsi nel Signore e continuare a lottare nonostante le varie opposizioni.
Nei versetti citati possiamo notare alcune caratteristiche indispensabili per un credente che desidera essere un buon soldato di Cristo Gesù:
    1. L’appartenenza:
questo soldato è “di Cristo Gesù”. Siamo di Cristo Gesù? Apparteniamo a Lui? Egli ci ha acquistati e ora siamo Suoi! Ci ha riscattati non con cose corruttibili, con argento o con oro, ma con il Suo prezioso sangue (1 Pietro 1:18, 19). Non apparteniamo più a noi stessi, l’apostolo affermava: Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato, e ha dato se stesso per me (Galati 2:20). Alcuni sono fieri di appartenere e combattere per uno Stato, per un re terreno, noi vogliamo essere fieri di appartenere al Re dei Re a Cristo Gesù il Signore!
    2. La qualità:
non dice “come un soldato”, ma “come un buon soldato…”, il Signore desidera che siamo valorosi. Possiamo forse sentirci incapaci, inadeguati, senza forze, ma il Signore ci vede forti! A Gedeone il Signore si rivolse in questo modo: L’angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!» (Giudici 6:12). Per il Signore siamo importanti, non è vero che non valiamo nulla, Egli ci ha arruolati nel Suo esercito affinché lo servissimo con zelo, con vigore, con determinazione e abnegazione! Non dobbiamo disprezzarci e mortificarci oltremodo soffermandoci solo su noi stessi, sui nostri limiti, sulle nostre lacune… in questo modo non otterremo vittorie, saremo sempre più scoraggiati e ci areneremo, ma vogliamo unirci alle parole dell’apostolo Paolo che affermava con decisione: “Io ringrazio colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù, nostro Signore, per avermi stimato degno della sua fiducia, ponendo al suo servizio me…” (1 Timoteo 1:12), e ancora: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13). La sorgente della forza del credente è sempre Cristo Gesù il Signore, se ricorriamo a Lui ci da le forze necessarie per essere dei soldati valorosi degni del nome che portiamo! Dio ci vede forti e valorosi non per le nostre capacità ma per la forza, per la potenza che Egli ci dona quando la cerchiamo con tutto il cuore!
    3. La resistenza:
sopporta anche tu le sofferenze…” alcuni di fronte alla battaglia fuggono, non vogliono affrontarla: “I figli di Efraim, gente di guerra, buoni arcieri, voltarono le spalle il dì della battaglia” (Salmo 78:9), nelle difficoltà, nella malattia, nella prova, di fronte alle persecuzioni, derisioni, scherni, tornano indietro. Noi vogliamo resistere, vogliamo rimanere saldi nella fede, perché il Signore ci ha equipaggiati per affrontare e sostenere la battaglia! È detto di Eleazar che mentre tutti gli Israeliti durante il combattimento contro i Filistei si ritiravano sulle alture, egli da solo si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano spossata, rimase attaccata alla spada e il Signore in quel giorno concesse una grande vittoria (2 Samuele 23:9, 10)! Se vogliamo vedere la vittoria nella nostra vita, nella nostra famiglia, nella nostra chiesa, sul nemico delle anime nostre dobbiamo differenziarci dalla massa, vogliamo resistere e lottare! Senza battaglia non ci può essere vittoria!
    4. La coerenza al ruolo affidatogli:
“Uno che va alla guerra non s'immischia in faccende della vita civile”. Il soldato è disinteressato dalle cose che non lo riguardano! Il soldato deve fare il soldato, non “il giornalista” o il “portinaio”, non ha tempo da perdere, non si lascerà distrarre da cose superflue, banali, ma sarà pronto a combattere: “Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano, e con l’altra tenevano la loro arma…” (Neemia 4:17); “Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni” (1 Timoteo 6:12). Il soldato è chiamato a combattere contro la mondanità, contro il peccato, contro le concupiscenze, contro la superficialità, contro le false dottrine, contro l’apatia, l’ozio, la pigrizia; è chiamato a combattere in preghiera finché il Signore non risponde e non risponde con potenza dal cielo! È chiamato a combattere nella conquista di anime che periscono intorno a lui senza conoscere Gesù…
Il buon soldato di Cristo è impegnato nella Sua opera, non si fa attrarre dalle cose di questo mondo, di questa vita, perché Dio provvederà ai suoi bisogni, Dio si prenderà cura di lui, non facendogli mancare nulla!
    5. La dedizione:
“se vuol piacere a colui che lo ha arruolato”, il soldato è consacrato completamente al suo comandante! Desidera ardentemente la sua approvazione!
Non vogliamo che il nostro cuore sia diviso, un po’ per il Signore e un po’ per noi stessi, per il mondo, per le amicizie, per il peccato…
Se è così, non siamo dei buoni soldati di Cristo!
Vogliamo piacere esclusivamente a Colui che ci ha stimati degni di fiducia arruolandoci nel Suo esercito!

   Pasquale Puopolo


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